Museo della Cultura Rurale Prealpina
Un viaggio nella civiltà contadina
L'idea di un museo dedicato alla civiltà contadina brinziese risale agli anni '80. In seguito al progressivo deperimento degli oggetti quotidiani del recente passato e alla perdita di gran parte delle tradizioni paesane, si sentì la necessità di "fermare il tempo".
Fu così che la Biblioteca Comunale, nell'agosto del 1983, organizzò una mostra di fotografie. L'esposizione era composta da circa 250 foto delle dimensioni di 18 x 24 cm, realizzate riproducendo gli originali messi a disposizione dalle famiglie brinziesi. La rassegna, che riscosse un grande successo e fu replicata nell'agosto dell'anno successivo con altre 300 foto circa, ebbe come oggetto foto di famiglia, immagini di processioni, feste paesane e paesaggi ormai completamente modificati. La gente, soddisfatta da tale iniziativa, portò ancora altre vecchie foto in piazza.
Dopo quattro-cinque anni la raccolta delle testimonianze visive del paese giunse a un punto soddisfacente: con le 700 immagini raccolte fu realizzato un archivio, conservato a cura della Biblioteca stessa. Visto il successo delle manifestazioni precedenti, nel 1985 si decise di esporre su dei tavoli in piazza alcuni oggetti tipici della civiltà contadina: per identificare i possessori degli oggetti "in vetrina" si ricorse ad un sistema di etichette che fu molto efficace poiché non si perse nulla.
Prima di quest'evento molti avevano manifestato la loro titubanza ma, come nel caso della mostra fotografica, anche quest'iniziativa raccolse grande favore.
Nel 1986 infatti la festa venne replicata e godette anche dell'appoggio della federazione dei coltivatori. L'anno seguente la "civiltà contadina" si spostò dalla piazza ai cortili. La rassegna, diventata ormai una tradizione estiva brinziese, nei primi anni '90 perse un po' l'aspetto della novità dal momento che gli oggetti esposti erano sempre gli stessi. Intanto, in molti paesi e città della provincia di Varese nascevano altre esposizioni di civiltà contadina.
A Brinzio allora, per dare un tocco di originalità alla festa si decise di invitare dei pittori ad esporre i loro quadri nei cortili fra trine e attrezzi agricoli. Si passò in tal modo dalla "civiltà contadina" a "Brinzio in cornice", proseguita fino ai primi anni 2000, con un ulteriore sviluppo intorno al 1996-1997 quando ai pittori si sono aggiunte le performance degli artisti del teatro di strada.
Il successo riscosso negli anni da queste manifestazioni ha fatto sentire la necessità della realizzazione di un museo.
Alcuni brinziesi presentarono a Padre Giacomo Piccinelli, missionario comboniano in America centrale, il progetto del museo, facendo breccia nel suo cuore: il consiglio comunale del 5 novembre 1990 ratificò la donazione da parte sua dei beni di famiglia in località Casée (lo stabile della stalla, il terreno prospiciente e la Grà). In seguito a quest'atto sono giunte altre donazioni, effettuate da persone provenienti da vari paesi del Varesotto, consistenti in oggetti da esporre.
I lavori per la ristrutturazione dell'immobile destinato ad ospitare il museo sono partiti il 24/03 del 2004 e si sono conclusi con l'inaugurazione nel settembre 2008.
Il museo è parte di una realtà ecomuseale che, non limitandosi ad essere mero contenitore di oggetti, consente la riqualificazione di un intero territorio, facendone emergere le complesse dinamiche di interazione storica tra attività antropiche e spazio abitativo.
Il paesaggio, inteso come luogo antropizzato, si manifesta pertanto come stratificazione di memorie, saperi, tradizioni,comportamenti e conoscenze tecnico-pratiche condivise, che richiedono opportuni interventi di ricupero e conservazione, al fine di evitarne la completa e definitiva dispersione. Solo adottando una simile prospettiva, è di conseguenza possibile riscoprire l'insieme degli sviluppi storici che hanno definito l'ambiente prealpino comprendendone, al contempo, i cambiamenti contemporanei.
Le Prealpi Varesine, nelle quali si inserisce il borgo di Brinzio, costituendo spesso un vero e proprio corridoio geografico tra l'irrigua pianura a sud e le Alpi e l'Europa a nord, sono andate così strutturandosi come "regione ambientale" morfologicamente aperta a contaminazioni culturali esterne. Un'area geografica che, contraddistinta da una notevolevarietà di forme paesaggistiche e naturali, fu pertanto capace di assorbire e amalgamare usi complessi del territorio. Ai rilievi collinari e montuosi, seguono pianalti diluviali e anfiteatri morenici intervallati da profonde insenature vallive, talora lacustri, che se da una parte favorirono intensi traffici mercantili, dall'altra permisero lo sviluppo di "strategie produttive miste", come l'agropastoralismo e la selvicoltura, favorite indubbiamente dalle specifiche condizioni micro-climatiche. A realtà contadine, artigiane e mercantili si sovrapposero quindi attività tipiche dell'ecosistema montano, rese possibili da continue opere di regimazione e gestione delle abbondanti risorse idriche.
La realizzazione dell'ecomuseo di Brinzio nasce perciò dal bisogno di tutelare un patrimonio paesaggistico e materiale nel quale, non solo si manifesta l'identità storica e culturale delle comunità prealpine, ma al contempo si predispongono le basi per un impiego sostenibile del territorio. Si configura dunque una nuova realtà museale che conserva e sviluppa l'idea di storia come strumento utile per progettare il futuro.
- Il logo
Il logo del Museo, ideato da Sabrina Van Hoften, s'ispira a una frase di sir Robert Baden-Powell, scrittore e fondatore del movimento degli Scout:
Nel vostro passaggio in questo mondo, che ve ne accorgiate o no, chiunque voi siate e dovunque andiate, state lasciando dietro di voi una traccia. Altri la noteranno e potranno seguirla. Può essere una traccia che li conduce al bene, ovvero può portarli fuori strada. Ciò dipende da voi. Può darsi che la vostra traccia sia marcata sugli alberi, per renderla visibile a chi vi segue, o invece può darsi che lasciate inavvertitamente delle orme peraltro riconoscibili sulla sabbia. In un caso come nell’altro, è bene ricordarsi che si lascia sempre qualche tipo di traccia; e quindi, volgendo i propri passi nella giusta direzione, potete indirizzare bene anche coloro che vi seguono. La vostra traccia è segnata da azioni, dalle frasi che dite e dalle parole che scrivete. Le azioni sono pietre miliari stabilite in modo permanente; le frasi sono soltanto orme che il tempo può alterare o cancellare; le parole scritte sono tacche coscientemente lasciate sugli alberi.
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